Musica in crescita: nuove attività su lettura delle note e canto

Il percorso Musica in crescita prosegue con due nuove schede operative dedicate a due aspetti fondamentali dell’educazione musicale: la lettura delle note sul pentagramma e l’uso consapevole della voce.

Come nelle attività precedenti, l’obiettivo non è anticipare contenuti teorici, ma costruire le competenze poco alla volta attraverso esperienze concrete, giochi, imitazione, ascolto e pratica.

Da DO–RE–MI a FA e SOL

La prima scheda riprende il lavoro già iniziato con DO, RE e MI, proponendo nuove attività di lettura e scrittura differenziate per infanzia e per ciascuna classe della scuola primaria.

Prima di aggiungere nuove note, i bambini vengono invitati a consolidare le tre posizioni già conosciute: riconoscerle sul pentagramma, scriverle, leggerle in sequenza e utilizzarle in piccole composizioni.

Successivamente vengono introdotte gradualmente altre due note:

FA, nel primo spazio del pentagramma, e
SOL, sulla seconda linea.

In questo modo il bambino non impara semplicemente una successione di nomi, ma costruisce progressivamente una vera mappa del pentagramma.

Le attività diventano più complesse con l’età: movimento e manipolazione per i più piccoli, giochi di riconoscimento e scrittura nelle prime classi, lettura più fluida, dettato, composizione e integrazione tra altezza e ritmo per i più grandi.

La voce come primo strumento

La seconda scheda è dedicata invece al canto per chi comincia ed è pensata come attività trasversale, utilizzabile dall’infanzia fino alla primaria.

Il principio è semplice: prima di chiedere ai bambini di cantare una canzone completa è utile insegnare loro a scoprire e controllare la propria voce.

Si parte quindi da:

  • postura;
  • respirazione;
  • gestione dell’espirazione;
  • emissione morbida del suono;
  • articolazione delle sillabe;
  • vocali e consonanti;
  • prime indicazioni sul sostegno;
  • sirene vocali e risonanza.

Il lavoro prosegue poi attraverso giochi musicali cantati: eco su una nota, due note, piccoli percorsi di tre suoni, nomi cantati, domande e risposte vocali e giochi con le vocali.

L’impostazione prende spunto anche dalla gradualità proposta da Maurizio Spaccazocchi in Crescere con il Canto: dalla voce parlata e ritmata si passa progressivamente al canto su una nota, poi su due e tre note, ampliando soltanto in seguito il materiale melodico.

L’obiettivo non è trasformare la classe in un coro professionale, ma aiutare ogni bambino a sviluppare una voce naturale, intonata, non forzata e consapevole.

Due percorsi che si incontrano

Le due schede lavorano apparentemente su aspetti differenti, ma in realtà si completano.

Da una parte il bambino impara a:

vedere → riconoscere → leggere → scrivere una nota.

Dall’altra impara a:

ascoltare → respirare → produrre → imitare → cantare un suono.

Quando questi due percorsi iniziano a incontrarsi, la notazione musicale smette di essere un insieme di simboli astratti: ciò che il bambino vede sul pentagramma può finalmente diventare un suono pensato, ascoltato e cantato.

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Schede_operative_DO_RE_MI_FA_SOL_per_livello

Scheda_operativa_Canto_primi_passi

Musica in crescita: dal ritmo alle prime note sul pentagramma

Prosegue il percorso Musica in crescita con due nuove dispense operative pensate per accompagnare le maestre nella pratica quotidiana, mantenendo un principio che sta guidando tutto il lavoro: una difficoltà nuova alla volta, molta esperienza concreta e teoria introdotta solo quando ciò che vogliamo spiegare è già stato vissuto con il corpo, la voce e l’ascolto. Schede_operative_prossima_lezio…

Ripassare il ritmo attraverso il gioco

La prima dispensa è dedicata soprattutto al consolidamento delle attività ritmiche affrontate nelle settimane precedenti.

Le proposte lavorano su pulsazione, ritmo, silenzio, ostinato, battuta e composizione attraverso attività pratiche differenziate dall’infanzia alla classe quinta. Si parte dal movimento corporeo e dall’imitazione, si passa al ritmo delle parole e alla body percussion e, nelle classi più grandi, si arriva alla lettura delle battute, alla composizione e alla sovrapposizione di parti differenti. Schede_operative_prossima_lezio…

L’obiettivo non è semplicemente “fare altri esercizi”, ma verificare che i concetti fondamentali siano diventati realmente stabili: sentire una pulsazione regolare, riconoscere il silenzio come parte del tempo musicale, leggere una sequenza ritmica e mantenere la propria parte insieme agli altri.

Ogni attività occupa una pagina autonoma ed è pensata perché la maestra possa utilizzarla direttamente durante la lezione.

DO, RE, MI: comincia la lettura delle note

La seconda dispensa introduce invece un passaggio nuovo: la lettura delle prime note sul pentagramma.

Anche qui la scelta è volutamente graduale: non si presenta subito un’intera scala, ma si lavora soltanto su DO, RE e MI, fino a quando le tre posizioni non diventano realmente familiari. Schede_operative_DO_RE_MI_penta…

Il DO centrale viene riconosciuto sul taglio addizionale sotto il pentagramma, il RE nello spazio sotto la prima linea e il MI sulla prima linea. Le note rimangono nere, senza utilizzare colori per suggerire la risposta: il bambino deve imparare progressivamente a leggere la posizione, non a ricordare un’associazione cromatica. Schede_operative_DO_RE_MI_penta…

Per i più piccoli il pentagramma diventa uno spazio da vivere fisicamente: ci si muove sulle linee, si diventa una nota, si cercano le sue “case”. Nelle classi successive compaiono memory, carte lampo, dettati con pedine, brevi sequenze, micro-composizioni e lettura progressivamente più fluida.

L’obiettivo è costruire una vera alfabetizzazione musicale:

vedere → riconoscere → nominare → leggere → scrivere → comporre.

Due dispense diverse, quindi, ma strettamente collegate: la prima consolida il tempo della musica, la seconda comincia a esplorarne l’altezza e la scrittura sul pentagramma.

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Schede_operative_lezione_musica

Schede_operative_DO_RE_MI_pentagramma

Prosegue il percorso Musica in crescita, dedicato all’educazione musicale nella scuola dell’infanzia e primaria. Le due nuove schede operative sono pensate come passaggio successivo rispetto alle attività iniziali: non per accumulare esercizi, ma per consolidare ciò che i bambini hanno già sperimentato e introdurre gradualmente nuovi elementi del linguaggio musicale.

Settimana 2: consolidare attraverso attività nuove

La prima scheda riprende le competenze affrontate nella Settimana 1, ma propone attività differenti in modo da verificare se ciò che è stato appreso è realmente stabile. Il principio è importante anche per le insegnanti: se una competenza non è ancora sicura, non è necessario “andare avanti con il programma”; può essere consolidata attraverso un gioco nuovo e una modalità diversa.

Per l’infanzia e le classi I e II continua quindi il lavoro sull’ascolto, ma con obiettivi progressivamente più articolati: localizzazione e movimento del suono, riconoscimento delle sue caratteristiche, memoria uditiva, successione e ripetizione.

Nelle classi III, IV e V, invece, la notazione alternativa introdotta precedentemente viene utilizzata in modo più consapevole: si passa dalla semplice lettura alla scrittura di ciò che si ascolta, alla ricerca dell’errore e, per i più grandi, alla coordinazione di più parti.

L’obiettivo rimane quello di procedere un passo alla volta, osservando la risposta reale delle classi prima di introdurre una difficoltà successiva.

Alla scoperta della notazione musicale: il ritmo

La seconda scheda apre invece un nuovo capitolo: come possiamo rappresentare graficamente la durata dei suoni?

Anche in questo caso non si parte immediatamente dai nomi tecnici delle figure musicali. Prima il bambino deve comprendere e sperimentare tre concetti fondamentali: durata, pulsazione e battuta. La battuta viene presentata come una vera e propria “stanza musicale”, che deve essere riempita completamente: in 4/4 il valore complessivo deve essere sempre 4, in 3/4 deve essere 3.

Per i bambini più piccoli questa scoperta avviene attraverso la storia dello Gnomo Golosone e un codice vocale molto semplice:

TA – A – A – A = un unico suono che dura 4 pulsazioni
TA – A – A = 3 pulsazioni
TA – A = 2 pulsazioni
TA = 1 pulsazione
TI – TI = due suoni nella stessa pulsazione

Nella scuola primaria il gioco diventa gradualmente una vera attività di lettura e composizione ritmica. Le figure vengono combinate all’interno delle battute, che devono essere sempre “piene” del valore corretto. In seguito entrano anche le pause, facendo scoprire ai bambini un concetto essenziale: anche il silenzio occupa tempo e contribuisce a completare la battuta.

Per le classi più grandi il percorso arriva alla costruzione di piccole composizioni, alla lettura di più battute consecutive e infine alla sovrapposizione di due voci ritmiche differenti, primi semplici esperimenti di poliritmia.

L’idea di fondo rimane la stessa che accompagna tutto il percorso: prima vivere la musica, poi riconoscerla, infine darle un nome e scriverla.

Settimana_2_Schede_operative_Musica

Scheda_operativa_Ritmo_Battute_Pause_Infanzia_Primaria

Settimana 1 – Dall’ascolto alla prima notazione musicale

Settimana_1_Schede_operative_Musica

Dopo aver analizzato nelle lezioni introduttive il ruolo della musica nelle nuove Indicazioni Nazionali e aver affrontato i principi fondamentali dell’ascolto e del canto, iniziamo ora a trasformare questi presupposti in attività concrete da utilizzare in classe.

Il percorso è pensato volutamente una settimana alla volta.

Non voglio infatti costruire una programmazione rigida che presupponga tempi di apprendimento uguali per tutti: ogni nuova proposta dovrà tenere conto di ciò che le insegnanti sono riuscite realmente a sperimentare con i bambini, delle difficoltà incontrate e delle competenze effettivamente acquisite.

La Scheda operativa – Settimana 1 propone quindi attività differenziate per scuola dell’infanzia e per tutte le classi della scuola primaria.

Infanzia: imparare ad ascoltare

Con i bambini più piccoli il punto di partenza non è la teoria musicale, ma l’esperienza del suono.

Le attività proposte aiutano i bambini a:

  • fermarsi e prestare attenzione;
  • distinguere suono e silenzio;
  • riconoscere suoni vicini e lontani;
  • individuare la provenienza di un suono;
  • imitare semplici eventi sonori;
  • utilizzare il corpo come risposta a ciò che viene ascoltato.

L’obiettivo non è chiedere al bambino di conoscere termini musicali, ma sviluppare una competenza ancora più fondamentale: accorgersi consapevolmente di ciò che sta ascoltando.

Classe prima: ascoltare e confrontare

In prima primaria l’esperienza viene progressivamente resa più consapevole.

Il bambino continua ad ascoltare e a muoversi, ma comincia anche a riconoscere alcune differenze elementari:

  • forte e piano;
  • lungo e corto;
  • suono e silenzio;
  • successione di semplici eventi sonori.

La musica rimane esperienza concreta, ma compare una prima capacità di confrontare e descrivere ciò che si sente.

Classe seconda: ascoltare, ricordare e rappresentare

In seconda il lavoro diventa leggermente più complesso.

Si introducono:

  • brevi sequenze sonore;
  • memoria uditiva;
  • distinzione tra acuto e grave;
  • rappresentazioni grafiche molto semplici dei suoni.

Il passaggio importante è questo:

ascoltare → riconoscere → ricordare → rappresentare.

È uno dei primi ponti verso una futura alfabetizzazione musicale.

Classi terza, quarta e quinta: una prima forma di lettura musicale

Per le classi III, IV e V la proposta cambia completamente.

L’obiettivo è introdurre il principio fondamentale della lettura ritmica e della notazione, senza partire immediatamente da pentagramma, note e figure musicali.

Si utilizza una griglia composta da:

4 righe di 4 caselle.

All’inizio ogni riga contiene semplicemente:

1 – 2 – 3 – 4

I bambini devono leggere i numeri ad alta voce mantenendo una pulsazione regolare.

Non conta soltanto pronunciare correttamente i numeri: bisogna farlo nel momento giusto.

Successivamente alcuni numeri vengono cancellati.

Ed è qui che avviene una scoperta fondamentale.

La casella vuota continua ad avere una durata, anche se non viene pronunciato nulla.

Il bambino scopre quindi concretamente che:

il silenzio occupa tempo.

Non è un “buco” nell’esercizio.

È parte della sequenza.

Dal numero al simbolo

Nella fase successiva alcuni numeri vengono sostituiti con simboli.

Abbiamo scelto tre segni molto semplici e immediati:

💣 Bomba = BOOM

🌊 Onda = SPLASH

⚡ Fulmine = ZAP

Una sequenza potrebbe quindi diventare:

1 – BOOM – 3 – 4

oppure:

SPLASH – 2 – silenzio – ZAP

Il bambino deve continuare a seguire la pulsazione senza fermarsi.

Il gioco diventa così una vera esperienza di lettura musicale alternativa.

Perché questa attività è importante?

Prima ancora di leggere una semiminima o una pausa sul pentagramma, il bambino può comprendere alcuni principi fondamentali della scrittura musicale:

  • ogni simbolo corrisponde a un evento;
  • i simboli vengono letti in successione;
  • ogni casella occupa una precisa posizione temporale;
  • anche il silenzio possiede una durata;
  • simboli differenti possono produrre suoni differenti;
  • chi legge deve rispettare un codice condiviso.

È, in sostanza, una notazione musicale primitiva.

Prima comprendiamo la logica della scrittura musicale.

Solo successivamente impariamo la sua forma convenzionale.

La stessa attività, ma tre livelli differenti

La proposta viene adattata alle diverse età.

Classe terza

L’obiettivo principale è riuscire a mantenere una pulsazione regolare anche quando incontriamo il silenzio.

Classe quarta

Il bambino comincia a comprendere maggiormente il concetto di codice musicale: ciò che viene scritto deve poter essere letto nello stesso modo anche da un’altra persona.

Classe quinta

La lettura diventa più autonoma e può trasformarsi anche in attività creativa: i bambini possono costruire una propria sequenza di sedici caselle, decidendo numeri, silenzi e simboli, e affidarla poi ai compagni perché venga eseguita.

Il bambino passa così gradualmente da:

lettore → interprete → autore.

Un percorso che si costruisce osservando i bambini

Questa è soltanto la prima settimana.

Alla fine delle attività è importante che le insegnanti osservino non soltanto ciò che i bambini riescono a fare, ma anche:

  • dove incontrano difficoltà;
  • quanto a lungo riescono a mantenere l’attenzione;
  • se mantengono la pulsazione;
  • se comprendono il significato del silenzio;
  • quali attività generano maggiore partecipazione;
  • quali passaggi devono essere ripetuti.

La settimana successiva verrà costruita proprio partendo da queste osservazioni.

L’obiettivo non è quindi “finire il programma”.

È costruire progressivamente una competenza musicale reale.

Settimana_1_Schede_operative_Musica

La scheda contiene le lezioni complete per scuola dell’infanzia e classi I, II, III, IV e V primaria, con materiali, tempi, consegne, frasi da utilizzare con i bambini, esercizi, griglie di lettura e criteri di osservazione.

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Lezione 0 – La musica nelle nuove Indicazioni Nazionali

Prima di entrare nella pratica dell’educazione musicale è importante comprendere quale ruolo viene oggi attribuito alla musica nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria.

La Lezione 0 del corso Musica in crescita. Educazione musicale verticale: dal canto allo strumento è dedicata proprio all’analisi delle nuove Indicazioni Nazionali, adottate con il D.M. 9 dicembre 2025, n. 221.

Il documento riconosce alla musica un valore formativo che va ben oltre l’apprendimento delle note o l’esecuzione di semplici canzoni. L’esperienza musicale contribuisce infatti allo sviluppo percettivo, cognitivo, emotivo, corporeo, relazionale e culturale del bambino.

Nella scuola dell’infanzia, la musica si inserisce soprattutto nei campi di esperienza Immagini, suoni, colori e Il corpo e il movimento. Il bambino viene guidato a esplorare il paesaggio sonoro, utilizzare la voce, cantare, muoversi, produrre suoni con il corpo e sperimentare prime forme di rappresentazione sonora.

Nella scuola primaria queste esperienze vengono progressivamente organizzate e rese più consapevoli. L’ascolto diventa capacità di riconoscere e descrivere le caratteristiche del suono; il canto assume anche una dimensione corale; il ritmo viene sperimentato con voce, corpo e strumenti; le rappresentazioni grafiche preparano gradualmente alla notazione musicale convenzionale; improvvisazione e invenzione diventano parte integrante del percorso.

Ne emerge un vero curricolo verticale della musica:

esplorare → ascoltare → riconoscere → rappresentare → eseguire → inventare → comprendere.

Un principio particolarmente importante per gli insegnanti è che le Indicazioni parlano di educazione musicale di base e non specialistica. La scuola dell’infanzia e la scuola primaria non devono quindi trasformarsi in piccoli conservatori: il loro compito è offrire a tutti i bambini occasioni significative per ascoltare, cantare, muoversi, suonare, creare e fare musica insieme.

Questa cornice normativa costituisce il punto di partenza dell’intero percorso formativo. Dalla Lezione 1 inizieremo infatti a trasformare queste indicazioni in attività concrete, partendo dalle due esperienze musicali fondamentali per i bambini più piccoli: l’ascolto e il canto.

Scarica qui la dispensa DISPENSA Lezione 0

La dispensa della Lezione 0 raccoglie e approfondisce i principali riferimenti delle nuove Indicazioni Nazionali relativi alla musica, distinguendo gli obiettivi per la scuola dell’infanzia, la classe terza e la classe quinta della scuola primaria.

Le molte vite di “Bella ciao”: dalle ballate popolari alla musica yiddish, fino all’inno della Resistenza

Poche canzoni hanno attraversato confini, lingue e generazioni quanto Bella ciao. È stata cantata nelle manifestazioni antifasciste, durante rivolte e movimenti democratici, nei teatri, nelle piazze e perfino nelle serie televisive. Eppure, nonostante la sua fama universale, ricostruirne la nascita è tutt’altro che semplice.

Non esiste infatti un manoscritto originale, non conosciamo con certezza l’autore delle parole e non possiamo attribuire la melodia a un unico compositore. Bella ciao è piuttosto il risultato di una lunga sedimentazione: frammenti di ballate italiane, formule melodiche popolari, canti militari, repertori yiddish dell’Europa orientale e successive rielaborazioni politiche confluiscono in una canzone che ha assunto la forma oggi conosciuta soprattutto nel secondo dopoguerra.

Parlare della sua “vera origine” significa dunque raccontare non una nascita precisa, ma un viaggio.

Il testo: dalla ballata amorosa alla morte del partigiano

Una delle radici più solide del testo viene individuata dagli studiosi nel repertorio delle antiche ballate epico-liriche dell’Italia settentrionale, in particolare in quella che il grande raccoglitore piemontese Costantino Nigra classificò con il titolo Fior di tomba.

Nelle varianti pubblicate da Nigra nei Canti popolari del Piemonte del 1888 ricorrono elementi che ritroveremo in Bella ciao: il risveglio mattutino, la partenza, la morte, la sepoltura e soprattutto il fiore che cresce sulla tomba, diventando il segno visibile del ricordo di chi non c’è più. L’antropologo Alberto Mario Cirese fu tra i primi a osservare sistematicamente il rapporto tra Bella ciao e questa famiglia di ballate, successivamente studiata anche da Cesare Bermani e Carlo Pestelli.

In Fior di tomba la vicenda è generalmente sentimentale: una giovane donna vuole seguire l’uomo amato, anche nella morte. Nella canzone partigiana, invece, il protagonista chiede di essere sepolto “lassù in montagna” e il fiore diventa il simbolo del sacrificio compiuto “per la libertà”.

Non si tratta quindi della semplice riscrittura di un unico canto precedente. È più corretto parlare della trasformazione di immagini poetiche antiche, trasmesse oralmente per generazioni e adattate a una nuova esperienza storica. Il fiore sulla tomba, da simbolo amoroso, diventa così un emblema civile e politico.

Anche alcune caratteristiche ritmiche e iterative — le ripetizioni, le formule del ritornello e il celebre “ciao, ciao, ciao” — sono state accostate ad altri canti tradizionali, tra cui La bevanda sonnifera e alcune filastrocche diffuse nell’Italia settentrionale. Per questo Carlo Pestelli ha paragonato la storia della canzone a un gomitolo formato da molti fili, nel quale è quasi impossibile individuare un unico punto iniziale.

La melodia yiddish incisa a New York nel 1919

Il capitolo più affascinante riguarda la somiglianza fra la melodia di Bella ciao e un brano strumentale del repertorio yiddish e klezmer intitolato Koilen o Koylen.

Nel 2006 Fausto Giovannardi, ingegnere e appassionato di musica, acquistò a Parigi una raccolta di incisioni storiche yiddish. Ascoltando Koilen, si accorse che una parte della melodia poteva essere facilmente sovrapposta all’incipit di Bella ciao. La registrazione era attribuita al fisarmonicista Mishka Ziganoff ed era datata 1919. Da quella scoperta nacque una ricerca che coinvolse studiosi e specialisti del repertorio musicale ebraico.

L’esistenza dell’incisione non è soltanto una notizia tramandata da articoli giornalistici. Il Recorded Sound Archive della Florida Atlantic University conserva la scheda del disco Columbia E4636: un 78 giri registrato nell’ottobre 1919, contenente Koilen, Dance e Bessarabia Doina, eseguiti da Mishka Ziganoff. La scheda archivistica, significativamente, non indica alcun compositore.

Anche lo Smithsonian Folkways include Koilen nella raccolta Klezmer Music: Early Yiddish Instrumental Music: The First Recordings 1908-1927, classificandolo come brano strumentale della cultura musicale ebraica ed attribuendo a Ziganoff esclusivamente il ruolo di esecutore alla fisarmonica.

Questo particolare è fondamentale: Mishka Ziganoff non può essere definito con certezza il “compositore originale” di Bella ciao. Non sappiamo neppure se sia stato lui a comporre Koilen. Le fonti discografiche lo documentano come interprete e incisore di un motivo già inserito nella tradizione musicale yiddish dell’Europa orientale.

Ziganoff proveniva da Odessa, città allora appartenente all’Impero russo e oggi situata in Ucraina, e lavorò come fisarmonicista nel vivacissimo ambiente musicale yiddish di New York. È quindi legittimo parlare di un importante antecedente odessita, est-europeo e yiddish della melodia. Sarebbe invece eccessivo affermare che Bella ciao sia stata composta in Ucraina o che Ziganoff ne sia l’autore.

Secondo le ricerche riferite da Fausto Giovannardi, Koilen sarebbe legato a una canzone yiddish conosciuta come Dos zekele koyln, traducibile approssimativamente come “il sacchetto di carbone”, della quale esistono altre incisioni dei primi anni Venti. Rod Hamilton, studioso legato alla British Library, individuò registrazioni vocali attribuite ad Abraham Moskowitz e Morris Goldstein.

L’etnomusicologo Renato Morelli ha inoltre accostato Koilen a un altro motivo yiddish, Di silberne khasene, “le nozze d’argento”, costruendo nelle proprie ricerche e interpretazioni musicali un percorso comparativo tra questi brani e Bella ciao. Anche in questo caso, tuttavia, si tratta di parentele e circolazioni melodiche, non della dimostrazione di una derivazione lineare e incontestabile.

Le melodie popolari viaggiano senza passaporto: vengono ascoltate, ricordate, modificate e adattate. Il motivo inciso da Ziganoff potrebbe essere arrivato in Italia attraverso emigranti rientrati dagli Stati Uniti, musicisti itineranti, dischi o repertori militari. Non possediamo però il documento capace di ricostruire questo passaggio.

Fu davvero la canzone delle mondine?

Per molti anni è stata raccontata una storia semplice: prima sarebbe nata la versione delle mondine, dedicata al duro lavoro nelle risaie, e successivamente i partigiani ne avrebbero trasformato le parole.

Questa ricostruzione deriva soprattutto dalla testimonianza della cantante popolare Giovanna Daffini. Nel 1962 Daffini cantò davanti ai microfoni dei ricercatori Gianni Bosio e Roberto Leydi una versione che cominciava con le parole “Alla mattina appena alzata, in risaia mi tocca andar”. La cantante sostenne di averla conosciuta durante il lavoro nelle risaie piemontesi prima della guerra.

Qualche anno dopo, però, Vasco Scansani, bracciante, sindacalista e autore di canti popolari, rivendicò la paternità di quel testo, dichiarando di averlo scritto nel 1951 per una manifestazione di mondine. Le successive verifiche portarono a riconoscere a Scansani la composizione delle parole e a Daffini il merito di aver dato al brano la sua forma interpretativa più celebre.

La versione delle mondine che conosciamo, pertanto, non può essere considerata con sicurezza l’antecedente diretto della canzone partigiana: nella forma resa famosa da Daffini è probabilmente posteriore alla guerra.

Questo non significa che la melodia o formule simili non circolassero già nelle risaie. Significa soltanto che bisogna distinguere il repertorio orale delle lavoratrici dal testo specifico composto da Scansani negli anni Cinquanta.

Roberto Leydi, Sandra Mantovani e la costruzione del mito

Una parte decisiva della storia di Bella ciao appartiene a Roberto Leydi, considerato uno dei padri dell’etnomusicologia italiana, e a sua moglie Sandra Mantovani, cantante, ricercatrice ed esperta di spettacolo popolare.

Leydi e Mantovani si sposarono nel 1953 e condivisero per decenni ricerche, raccolte sul campo, pubblicazioni e spettacoli dedicati alle tradizioni musicali italiane. Mantovani non fu semplicemente “la moglie di Leydi”, ma una protagonista autonoma del folk revival, capace di studiare le tecniche vocali dei cantori contadini e di riproporle senza trasformarle in canto lirico o in folklore da cartolina.

Nel 1964, al Festival dei Due Mondi di Spoleto, debuttò lo spettacolo intitolato proprio Bella Ciao, curato da Roberto Leydi e dal regista Filippo Crivelli, con testi di Franco Fortini. Sul palcoscenico erano presenti, fra gli altri, Giovanna Daffini, Sandra Mantovani, Giovanna Marini, Caterina Bueno, Michele Straniero e il Gruppo Padano di Piadena.

La versione delle mondine apriva lo spettacolo; quella partigiana lo concludeva. Il recital provocò polemiche, denunce e un enorme dibattito pubblico, ma fu proprio quello scandalo a trasformare un canto ancora relativamente poco conosciuto nella canzone simbolo della Resistenza italiana.

Sandra Mantovani aveva già inciso Bella ciao nel 1963 insieme a Fausto Amodei per i Dischi del Sole. La sua voce e il lavoro di Leydi furono quindi centrali nella fissazione e nella diffusione della forma musicale che sarebbe entrata nell’immaginario collettivo.

Quanto era cantata durante la Resistenza?

Anche su questo punto le ricostruzioni sono state spesso troppo categoriche. Non è corretto dire che Bella ciao fosse il principale inno dei partigiani tra il 1943 e il 1945. Il canto più diffuso nelle formazioni garibaldine era certamente Fischia il vento, scritto sulle note della canzone sovietica Katjuša.

La documentazione relativa a Bella ciao durante la guerra è molto più limitata. Cesare Bermani ha però raccolto testimonianze che ne attesterebbero l’uso, in alcune varianti, nella zona di Montefiorino già nella primavera del 1944 e tra i combattenti della Brigata Maiella, successivamente risaliti verso l’Italia settentrionale. Altri studiosi ne hanno segnalato la presenza in alcune aree dell’Emilia, dell’Appennino bolognese, delle Alpi Apuane e del Reatino.

La conclusione più prudente è che Bella ciao possa essere stata cantata da alcuni gruppi partigiani, ma non abbia avuto durante la guerra la diffusione nazionale che le è stata attribuita in seguito. La sua consacrazione come “inno della Resistenza” avvenne soprattutto tra gli anni Cinquanta e Sessanta, culminando nello spettacolo di Spoleto.

Bermani ha parlato a questo proposito di “invenzione di una tradizione”: un’espressione che non significa necessariamente falsificazione. Una comunità può scegliere, anche a posteriori, un canto nel quale riconoscere e rappresentare la propria memoria. Bella ciao, priva di riferimenti espliciti a un singolo partito e concentrata sull’invasore, sul sacrificio e sulla libertà, si prestava meglio di altri canti a rappresentare unitariamente le diverse anime della Resistenza.

Una canzone senza un solo autore

Alla domanda “chi ha composto Bella ciao?” la risposta storicamente più corretta rimane dunque: non lo sappiamo.

Il testo conserva immagini provenienti dalle ballate tradizionali italiane; la melodia presenta forti somiglianze con motivi yiddish e dell’Europa orientale; il disco inciso da Mishka Ziganoff nel 1919 costituisce un antecedente documentato, ma non prova che Ziganoff ne sia stato il compositore. La versione delle mondine resa celebre da Giovanna Daffini utilizza parole scritte da Vasco Scansani nel 1951, mentre la forma partigiana si sviluppò probabilmente attraverso una pluralità di adattamenti orali.

Roberto Leydi, Sandra Mantovani e il Nuovo Canzoniere Italiano non inventarono dal nulla la canzone, ma ebbero un ruolo fondamentale nel raccoglierla, interpretarla, metterla in scena e trasformarla in patrimonio nazionale.

L’origine di Bella ciao non si trova quindi in un unico luogo. Si trova nelle campagne piemontesi e nelle risaie padane, nelle montagne percorse dai partigiani, nella comunità yiddish dell’Europa orientale, nella Odessa di Mishka Ziganoff, nei locali degli emigrati di New York e nel teatro di Spoleto.

È proprio questa impossibilità di attribuirla a un solo uomo o a una sola nazione a renderla una vera canzone popolare: un’opera collettiva che ogni generazione ha ricevuto, modificato e restituito agli altri. Non appartiene a un unico compositore, ma alla storia di tutti coloro che l’hanno cantata contro un invasore, una dittatura o una forma di oppressione.

Fonti essenziali

Cesare Bermani, Bella ciao. Storia e fortuna di una canzone: dalla Resistenza all’universalità delle resistenze, Interlinea, 2020.

Carlo Pestelli, Bella ciao. La canzone della libertà, ADD Editore, 2016.

Stefano Pivato, Bella ciao. Canto e politica nella storia d’Italia, Laterza, 2007.

Maria Antonietta Epifani, “Bella ciao: una narrazione mai conclusa”, Treccani, 24 aprile 2023.

“La vera storia di Bella ciao”, Treccani, 6 maggio 2016.

Recorded Sound Archives, Florida Atlantic University, scheda del disco Columbia E4636, Koilen, Dance, Mishka Ziganoff, ottobre 1919.

Smithsonian Folkways, Koilen, Mishka Ziganoff, nella raccolta Klezmer Music: Early Yiddish Instrumental Music: The First Recordings 1908-1927.

Istituto Ernesto de Martino, documentazione relativa allo spettacolo Bella Ciao del Nuovo Canzoniere Italiano.

Chiara Ferrari, “D come Donna. Come Dignità. Come Daffini”, Patria Indipendente, periodico dell’ANPI.

Jenner Meletti, “Da ballata yiddish a inno partigiano: il lungo viaggio di Bella ciao”, la Repubblica, 12 aprile 2008.

E-Learning ed Educazione Musicale: limiti e potenzialità

Sono sempre stato un avido fruitore del mezzo tecnologico applicato prima allo studio e poi all’insegnamento. Da liceale trovavo che realizzare le ricerche utilizzando i primi word processors e le prime enciclopedie digitali (allora su Cd-Rom) rendeva il processo di apprendimento più attraente e, di conseguenza consentiva di memorizzare le informazioni con più facilità. L’ulteriore vantaggio era quello di poter condividere tale materiale (utilizzando floppy disk) con i propri colleghi, innescando cosi un circolo virtuoso di condivisione del sapere. Ai tempi dell’università ho invece avuto l’opportunità di utilizzare la rete Internet, all’epoca davvero primitiva, per approfondire gli argomenti studiati. Essendo stato all’epoca uno studente lavoratore fuori sede, solo ora posso dire quanto tempo avrei potuto risparmiato se il corso di studi fosse stato fruibile (anche in parte) in forma di e-learning, o se almeno avessi potuto usufruire delle dispense o di alcuni libri in formato digitale. Ricordo, non con piacere, peregrinazioni tra i vari dipartimenti per riuscire a recuperare i materiali di studio ed ore passate in copisteria per ottenere una copia di quanto occorreva per sostenere gli esami.

Memore di queste esperienze, e conservando un sempre rinnovato entusiasmo nei confronti della tecnologia, ho sempre cercato di trovare una sua applicazione nell’insegnamento. Concentrando il nostro campo di azione sull’e-learning non posso non condividere la mia esperienza con la didattica a distanza che risale al 2017, ben prima del suo utilizzo diffuso, emergenziale e forzoso, dovuto alla pandemia di inizio 2020. Nell’anno scolastico 2017/2018 ho avuto l’intuizione di create un portale internet (www.quellodimusica.com) per sperimentare con i ragazzi l’utilizzo della rete come mezzo non sostitutivo ma integrante al lavoro fatto in classe, quella che oggi chiamiamo DDI, Didattica Digitale Integrata. Insegnando Musica il mio margine di intervento in classe è limitato a due ore di lezione a settimana, si tratta di un tempo davvero limitato se si considera che nel nostro Paese l’alfabetizzazione musicale è, a dir poco, tardiva. Per il 90% degli studenti italiani l’incontro con lo studio formale della Musica avviene durante il primo anno della scuola secondaria di primo grado e termina due anni dopo. Se partiamo dall’assunto, ormai evidente, che la Musica è un linguaggio, ci rendiamo conto come questo tempo sia del tutto insufficiente per acquisirne anche solo le basi minime. Nella finestra temporale dei tre anni di studi, l’insegnante con solo due ore a settimana deve affrontare una mole di argomenti davvero importante, a partire dall’alfabetizzazione fino ad arrivare alla lettura e scrittura della musica, alla sua esecuzione sullo strumento, senza tralasciare le nozioni minime di armonia e di storia della Musica, dalle origini fino alla musica moderna. In tutta coscienza ho sempre pensato che il mio ruolo di insegnante non fosse quello di “imbottire” gli alunni di nozioni, ma di guidarli alla scoperta di un’arte tanto affascinante quanto complessa e ricca di ramificazioni. Accompagnare gli allievi in questo affascinante viaggio vuol dire metterli nelle condizioni di acquisire indipendenza nello studio e soprattutto nella scoperta quotidiana di nuovi stimoli, atteggiamento che è alla base del lavoro di qualsiasi musicista. L’idea è stata quella di creare un portale nel quale, in modo mirato e soprattutto “protetto”, potessi fornire ai ragazzi materiale di approfondimento, di recupero e di potenziamento. Il sito è diventato con il tempo sussidio di studio al pari, e chiaramente non in sostituzione, del libro di testo. Nella mia Tesi, compilata alla fine del corso di studi di Didattica della Musica, avevo in realtà postulato la possibilità di una educazione alla Musica che si potesse appoggiare totalmente sul mezzo tecnologico e che prescindesse dall’utilizzo del libro di testo. Già nei primi anni di lavoro in classe con i ragazzi però mi sono reso conto come tale idea non sia realizzabile perché la tecnologia ha i suoi limiti che si sono esplicitati al grande pubblico proprio in occasione dell’avvento della Didattica a Distanza nel periodo pandemico. Innanzitutto il mezzo tecnologico non è risultato essere disponibile in tutte le case, le connessioni alla rete non sono sempre ottimali ed in molti casi la lezione sincrona lascia il posto a quella asincrona, registrata o sotto forma di materiale fornito digitalmente. In secondo luogo in molte famiglie sono presenti magari 3 o 4 smartphone ma non in tutte si utilizza il personal computer o se ne ha uno a disposizione. Molti insegnanti vivono nella illusione, obsoleta da almeno 10 anni, che i propri allievi siano nativi digitali. Così non è purtroppo, molti studenti non sanno utilizzare il computer, inviare una mail o utilizzare un word processor. I nostri ragazzi sono dei nativi social, utilizzano la rete, per lo più in maniera passiva come fruitori e non creatori di materiale digitale, visualizzando video ed immagini sui quali soffermano la propria attenzione per poche decine di secondi. Si tratta di un atteggiamento di consumo da fast-food con l’aggravante di essere associato ad una sorta di bulimia dell’informazione oltre che ad una schizofrenia che porta a passare da una informazione alla successiva spesso senza cognizione di causa. Questo modo di vivere la rete porta ad una riprogrammazione anche nel modo di relazionarsi alle informazioni, agli altri ed alla restituzione delle informazioni che sono frammentate e dettate da un approccio più emotivo che logico o narrativo. E’ evidente che in questo contesto il libro di testo diventa fondamentale per consentire ai ragazzi di piantare bene i piedi per terra, utilizzando il mezzo di trasmissione delle informazioni che storicamente è stato, ad oggi, il più efficace e pratico. L’utilizzo dell’e-learning è dunque a completamento dell’esperienza fatta in classe, e a casa, con il libro di testo. Chiaramente faccio riferimento in particolar modo allo studio della teoria musicale e della storia della Musica perché per quanto riguarda la pratica musicale la situazione tende a capovolgersi. Lo studio di un brano musicale e la sua esecuzione allo strumento richiedono innanzitutto la codifica di un particolare alfabeto, le note con il loro valori di durata e di altezza, la trasposizione di questo alfabeto in gesti tattilo/tecnici da eseguire su un particolare strumento musicale e la capacità di interpretare il messaggio musicale così da poterlo trasmettere a chi lo ascolta, tramite esecuzione dal vivo o registrazione dell’evento sonoro. Mentre la parte iniziale del processo, la decodifica/lettura, si può acquisire in un tempo limitato, l’esecuzione vera e propria richiede dei tempi molto lunghi che non possono essere esauriti nell’esperienza di una o due ore curricolari settimanali. Eseguire un brano con lo strumento richiede pazienza e pratica quotidiana, critica ed analitica. E’ inverosimile che tali competenze possano essere acquisite in classe dove ci sono mille distrazioni, dove l’autoascolto e l’autocorrezione non sono possibili (essendo le classi delle nostre scuole molto affollate). Gran parte di quel portale è dedicato dunque a materiale didattico che permette ai ragazzi di portare avanti la pratica musicale con autonomia, sguardo critico e quotidianità, il tutto nel rispetto della propria individualità e dei propri tempi. La lezione in classe diventa allora un momento dell’esperienza totale, in classe si comprende cosa si andrà a suonare, si decodifica il messaggio. A casa lo studente, grazie al materiale fornito dal docente, può prepararsi autonomamente per poi restituire il lavoro fatto al resto della classe e vivere poi l’esperienza del fare musica insieme, del confronto positivo e collaborativo. Nel portale creato inserisco con cadenza settimanale videospartiti che mostrano ai ragazzi come eseguire i brani, che possono essere visualizzati a schermo ed ascoltati, in un cortocircuito sinestetico tra occhio ed orecchio, vista ed udito. Seguendo la logica dell’ “imparare ad imparare” ho anche cercato di trasmettere ai ragazzi le competenze necessarie per creare in autonomia video lezioni del genere, con lo scopo di incoraggiare la pratica dell’educazione tra pari, nella quale la condivisione delle informazioni e delle competenze porta alla crescita armoniosa del singolo e del gruppo classe. E’ chiaro che, come precedentemente sottolineato, il limite di tale esperienza di e-learning è di essere limitata e circostanziata alla fase di studio. Nei periodi di lockdown o di quarantena obbligatoria i ragazzi hanno si potuto continuare a fare pratica musicale ma tale pratica è stata limitata al suonare, magari bene e con passione, ma in compagnia di una macchina che, in maniera perfetta ed infallibile, eseguiva i brani insieme all’alunno. Manca però l’interazione tra pari, la Musica d’insieme, il piacere di condividere in uno stesso ambiente lo stesso brano musicale, di sbagliare, di condividere i piccoli successi e di crescere nella pratica dell’ascolto critico ed interattivo. Ad oggi nessuna tecnologia “a distanza” è riuscita nell’intento di offrire un’esperienza anche lontanamente simile a quella citata.

Nello stesso sito ho creato diverse sezioni per i ragazzi con bisogni specifici di apprendimento, che, come da indicazioni ministeriali non sono solo i ragazzi che per difficoltà oggettive, sociali o familiari, non riescono a raggiungere gli obiettivi preventivati, ma anche i ragazzi particolarmente dotati che dunque hanno bisogno di poter approfondire lo studio con materiali che vanno oltre la normale programmazione della classe. La mia riflessione generale, vista l’esperienza citata, è che le opportunità dell’ e-learning, in particolare per le materie che non hanno un numero di ore settimanali obiettivamente sufficienti per affrontare la materia, sono moltissime e sono da cogliere al volo soprattutto nell’interesse degli alunni. Non dobbiamo però farci trascinare dalla “moda” del momento né dall’entusiasmo della novità perché altrimenti si rischia l’effetto contrario. Una didattica improntata al digitale perché è “divertente” o perché “alla moda” non produrrà alcun frutto se non quello di svecchiare (in apparenza) il rapporto docente/discente. Senza una chiara visione di base, ed una programmazione che tiene conto degli effettivi bisogni degli allievi di una determinata classe, in un determinato periodo dell’anno, rischiamo di confondere le idee dei ragazzi che, magari attirati dal fascino del digitale, poi si trovano a vagare alla cieca e a fruire delle informazioni in maniera frammentaria, proprio come fanno quando utilizzano l’indice per scrollare il social network preferito, senza quella riflessività e criticità che porta a sviluppare le competenze tecnico pratiche fondamentali per la materia Musica.

 

Bibliografia

D’Alonzo L., La Gestione della Classe, La Scuola, Brescia, 2004

Piatti M., Specchi Sonori, Franco Angeli, Milano, 2002

Scardovelli M., Il dialogo sonoro, Cappelli, Bologna, 1992

Spaccazocchi M., Musica Umana Esperienza, Quattroventi, Urbino, 2000

Vitali M., Alla ricerca di un suono condiviso, Franco Angeli, Milano, 2004

  1. Gallo Pietro, Dispense del corso Didattica a Distanza, Mondadori Education, 2022

 

Sitografia

https://www.quellodimusica.com Luglio 2022

https://musicaprofcalandrino.wordpress.com/didattica-a-distanza/ Luglio 2022

https://www.indire.it/2020/11/20/musica-a-scuola-per-tutti-anche-a-distanza-online-un-nuovo-video-su-didattica-digitale-integrata-ed-educazione-musicale/ Luglio 2022